2 giugno 2015 - Opera Santo Longo

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2 giugno 2015

Gli Eventi
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La festa del 2 giugno a Villa delle Rose : una parata di amici.

"Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani, privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore". Parole di Papa Francesco pronunciate dinanzi ai membri del Parlamento europeo (fonte Avvenire.it). A ricordarne il senso è stato Giuseppe Dardo, uno dei responsabili della Comunità di Sant'Egidio di Napoli e amico di lunga data dell'Opera Santo Longo, da tutti conosciuta come Villa delle Rose. Approfittando della sua esperienza nel settore dei senza fissa dimora, abbiamo discusso del problema più grande che affligge la società, la solitudine appunto. Una chiacchierata amichevole la nostra, non una vera intervista.
Quale modo migliore di vincere la solitudine se non lo stare insieme? Amici vecchi e nuovi, persone da conoscere ed in cui potersi riconoscere: questo lo spirito della festa annuale volta a rinnovare il gemellaggio tra Villa delle Rose e la Comunità di Sant'Egidio. Il 2 giugno scorso, anche ricorrenza della Festa della Repubblica, eravamo in più di cento ad essere riuniti nella visione di Santo Longo: “alla mensa dei poveri cantano gli angeli”. Un'ottima opportunità per abbattere le distanze che ci separano dall'altro da noi, in altre parole.
Già, ma chi è l'altro? Amico o nemico, simile o diverso, fedele o infedele, straniero o connazionale: distinzioni che nascono dal modo in cui siamo in grado di percepire la realtà che ci circonda. Ovvero, sulla base di giudizi di valore. Nulla che valga davvero, a pensarci bene. Perché l'altro rimane altro sino a quando non si giunge alla consapevolezza che tutti insieme siamo pagine di un'unica, grande storia. “Io nel vedere quest'uomo che muore, madre io provo dolore / Nella pietà che non cede al rancore, madre ho imparato l'amore”, cantava Fabrizio De André ne Il testamento di Tito. Almeno una citazione del celebre cantautore era d'obbligo, essendo il preferito dell'amico Antonio Altavilla, che tutti chiamiamo il ragioniere. Intendiamoci, ragioniere lo è per davvero. Ma, dal 1978 ad oggi, i conti li fa soprattutto con la provvidenza. È che l'altro fa paura. Specchiarsi nei suoi occhi significa capire chi siamo realmente, a prescindere dal modo in cui vorremmo apparire. “Qui siamo tutti claudicanti”, mi ha detto con ironia Mario Sistini, ospite di lunga data della casa.
L'ironia, il sorriso, il divertimento: questi gli antidoti migliori alla paura. Perché una festa, un momento di gioia abbiamo vissuto il 2 giugno: bambini sulle giostre, signore che si scambiavano pareri su cosa comprare al mercatino dell'usato, giovani ed instancabili volontari e il via vai delle cuoche. Dalle canzoni degli anni '60 al karaoke, dai balli di gruppo alla tarantella: neppure la musica è mancata, anche per merito del Dj Beppe. Note che non stonavano con i canti sacri intonati in precedenza nella cappella, troppo piccola per ospitare tutti. Tra i momenti più belli, l'intervento di Monsignor Ermenegildo De Michele, padre spirituale dell'Opera Santo Longo ed erede del fondatore. Per tutti semplicemente Gildo. I suoi 92 anni non gli hanno permesso di officiare la Santa Messa, celebrata da padre Claudio Gasbarro, ma era felice. “Ho svolto la mia missione a Roma, città in cui ho vissuto per circa 50 anni, a stretto contatto con le forze armate. Ho partecipato a tante parate del 2 giugno e quest'anno, seppure da lontano, grazie alla televisione, ho visto sfilare anche gli atleti paraolimpici. Tutto ciò offre un modo nuovo di pensare al concetto di eccellenza ed efficienza”, ha raccontato. 
Tantissime le testimonianze che si potrebbero riportare, ma è giusto concludere con una riflessione di Riccardo Muscherà, responsabile del movimento degli “Amici'” della sede napoletana della Comunità di Sant'Egidio. Seduti ad una delle tante tavolate, sorridendo, mi ha parlato di disabilità come una risorsa. Di quanto il modo di sentire ed esprimere le emozioni dei nostri amici fragili abbia un valore terapeutico per tutti noi. C'è da credergli, sia per la lunghissima esperienza nel terzo settore sia perché è un medico. E per rimanere in tema di cura ed attenzioni, un grazie ad i tanti altri ospiti della Comunità di Sant'Egidio che hanno contribuito alla riuscita della festa: Giovanna Dias (responsabile movimento degli “amici” di San Giovanni a Teduccio), Matilde Azzolini (responsabile movimento degli “amici” di Scampia), Ciro Micera, Flavia Marciello, Gaetano Romano, Adriana Bussetta, Donato Imperato, Raffaella Troise, Pina Pappagallo, Enzo Aiello e Anna Esposito. Non meno prezioso il contributo della Protezione Civile di Trentola Ducenta, con a capo Castrese Rennella.
 
Massimiliano Cerreto
 
 
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