La Storia - Opera Santo Longo

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La Storia

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“Noi e gli altri “ Giugno 1988 – SANTO LONGO: una vita dedicata agli emarginati 
di Gianni Coppola

Abbiamo conosciuto Santo Longo, orsono cinque anni, seduto dietro un minuscolo tavolino d’epoca nel Centro Artistico Lago Patria: un piccolo energico vecchietto dalla barba fluente ed incolta. Ci sovvenne, allora, il ricordo d’altre cose, estranee all’arte ed al vivere quotidiano della gente indifferente: era il vecchio degli storpi, quelli di “Villa delle Rose”.
Cominciò a discorrere con gli amici, obbligandoci al caffè, mentre contrattava la vendita di un quadro. Parlando, poi, si fece tardi; il sole era sceso verso il mare, ed i negozi avevano calato le serrande.
Ci trasferimmo, quindi, alla “Villa delle Rose”, tra gli handicappati che giravano indisturbati nelle stanze, immersi in una soffocante ed intrigata galleria d’arte. Ci siamo affezionati al fascino particolare del personaggio, ed in questi ultimi cinque anni ci siamo spesso ritrovati a discutere dei suoi mille problemi quotidiani, che solo la Provvidenza ha potuto ogni volta risolvere, mentre Santo Longo continuava a tendere la mano alla carità della gente ed alla benevolenza di qualche amministratore locale.
Santo Longo fa l’antiquario da sempre, per mantenere la sua particolare Casa; sono pezzi avuti in donazione o per amicizia dai nobili napoletani, dagli artisti e da tutti quelli che in cantina hanno qualcosa da buttare via. Organizza le mostre di pittura un po’ dappertutto, riscuotendo notevole successo e riconoscimenti da parte delle autorità.
Spesso abbiamo parlato un po’ alla rinfusa di qualche scorcio della sua vita avventurosa; quasi sessantacinquenne, nativo della provincia leccese, dimostra nell’aspetto molto più dei suoi anni: sono state le peripezie della vita ad averlo invecchiato e prostrato fisicamente.
A sei anni fu colpito da una triplice disgrazia, nel breve arco di alcuni mesi: la poliomielite, che l’avrebbe lasciato storpio per sempre, la morte della madre e la morte del padre. Raccolto in collegio a Lecce e poi a Roma, voleva farsi frate; ma ne fu impedito a causa della sua menomazione fisica. Cominciò allora la sua vita randagia, in cerca di storpi ed emarginati come lui.
Ventitreenne, nel 1947, era già un padre adottivo, conosciuto come lo “storpio di Posillipo”, ed aiutato dagli americani. E’ stato un peregrinare continuo in cerca di cibo, di vestiario e di case, adattandosi a tutti i mestieri, compreso l’orafo ed il calzolaio, e chiedendo la carità sui treni.
Avrebbe voluto istituire un ordine religioso per i minorati; veste, infatti, una tonaca nera, ma è il primo e l’ultimo del suo “ordine”.
Lui solo deve badare alla conduzione dell’Opera, procurare il necessario per una trentina di persone e sperare nella Provvidenza per il futuro di tutti gli assistiti, i quali non riescono a diventare autosufficienti con l’apprendimento di un mestiere.
“Villa delle Rose” non ha un bilancio annuo da gestire e non c’è programmazione nelle opere che comunque si vanno a realizzare. Da qualche anno si è dato inizio ai lavori per l’ampliamento degli alloggi per gli handicappati; non si sa quando i lavori potranno essere completati, perché non ci sono stanziamenti di fondi. Si ha fiducia nella Provvidenza e si spera nell’intervento , doveroso più che caritatevole, degli enti pubblici, dalle Amministrazioni comunali alla Giunta regionale.
Resta, tuttavia una preoccupazione fondamentale a turbare la serenità di Santo Longo: che ne sarà di questi ragazzi quando lui non di sarà più?
E’ necessario, a questo punto, che gli enti pubblici e la Curia comincino a darci una risposta.


 
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